caffè, brioches e brochure


giovedì, dicembre 23, 2004
 

NONNO NONE ...... O TORO SEDUTO

Qualche luna fa ho visitato la città più grande dell'uomo

 bianco e i  prodigi che può offrire mi hanno riempito di

ammirazione. Ma per le vie della città ho visto dei bambini

che tendevano la mano come mendicanti. E' stata una

visione così miserabile che il cuore mi doleva e ho dato

 loro i pochi soldi che avevo in tasca. Come potranno

 i bianchi prendersi cura dell'uomo rosso se lasciano

 morire in miseria i loro stessi figli? Sembra che a

loro interessino solo il potere e il denaro! Il loro

appetito non ha limiti. A loro non basta prendere

 le nostre colline e le nostre praterie, vogliono rubarci

 anche l'anima. Mandano i nostri figli nelle loro scuole

affinché imparino a vivere  come loro. Vogliono che

 ascoltiamo le parole del loro Dio scritte in un libro,

 ma il nostro libro sacro sono il vento, la pioggia e

 le stelle. Vogliono che diventiamo contadini che

lavorano per loro. Porto il nome del bisonte e

non sarò mai come un animale domestico rinchiuso. (...)


 Da un discorso di Tatanka Iyotake (Toro Seduto) 1830 - 1890


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martedì, dicembre 21, 2004
 

SENESI, ITALIANI E PELLEROSSA

Si tratta di una mattina di fine Dicembre,

fredda e gelida ma finalmente con un pochino

di sole che illumina lo splendido Monte Maggio

rendendolo di un forte color arancio ruggine

su un letto di brina bianco.

La terra inizia a fumare attraverso le sue

spaccature e i corpi dei cavalli immobili sembrano

aspettare il sole che liberi finalmente i loro zoccoli

dal ghiaccio.

Che peccato che ci rubano il tempo,

che peccato non poter godere del Natale e

della Natura che ci circonda (per noi fortunati

che ancora ne siamo circondati!) Dover correre

a destra e a sinistra tra uffici invasi da carte e

magazzini straripanti di pacchi fiocchi, nastri e

coccarde senza nemmeno sentirne il profumo o

ascoltarne la musicalità. Forse non ne hanno più?

che forse i ricciarelli appena sfornati non hanno profumo?

Domandatelo a M.P. se non sembra un pasticcino la

sera quando verso le 8 si toglie la vestaglina e torna verso

casa. Eppure nessuno sente più niente. Non ci rubate il

tempo che l'unica cosa insieme alla vita che quel dolce

bambino Gesù o la generosa Madre Terra ci hanno donato.

Riprendiamoci il nostro tempo, il nostro mondo,

le nostre abitudini. Siamo Europei, siamo Italiani,

io sono toscana e mangio panforte, perchè non ne

devo conoscere l'origine? perchè devo correre correre

correre? Perchè il mio mercato è solo per turisti

di passaggio? perchè le aziende producono solo

per fuori?. E' Natale, riprendiamoci il nostro t

empo per non morire, per morire felici o per godere

appieno tutto ciò che ho.

Siamo come i pellerossa, ci mettono in riserve

ai margini della città, ci costruiscono discount

vicino perchè la terra, quella terra che ci ha generato,

quelle lastre delle quali tanto fieri andiamo fanno

comodo a qualcun altro.

Noi non siamo pelle rossa, non abbiamo

i bisonti e non abbiamo le tende ma non

abbiamo più la nostra terra e le nostre

tradizioni vendute a televisioni, internet,

Banche e Multinazionali.

W Siena, W la Toscana, W l'ITALIA DIO BONO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

P.S. andatevi a leggere questa meraviglia di post please che penso

faccia bene a molti: http://dietrolequinte.splinder.com/post/3658540

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lunedì, dicembre 20, 2004
 

LETTERE E PRESEPI

Caro Babbo Natale,

visto che i tre punti tanto sperati ma non

 chiesti ...non sono arrivati,

visto che una volta tanto potevamo avere

la famosa botta di 'ulo e invece.....

visto che l'ipoteca sulla serie B è

veramente molto seria e,

considerato il fatto che i tre punti

non erano stati inseriti nella lista

delle cose che volevo ....... deduco che .....

quelle presenti saranno esaudite

sicuramente!!!!! nevvero??

Dito nell'occhio:

mia madre, bigotta convinta da ormai 57 anni

 ..... si è incazzata: NIENTE PRESEPE.....

"come mai mamma?"

"perchè? so 57 anni che tra messe, messine,

massime e aformismi mi piglia pel culo........."

ecco......io invece l'ho fatto ma ....

questa e tutta un'altra storia

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venerdì, dicembre 17, 2004
 

CARO BABBO NATALE

Prendendo spunto da molti bloggers mi sono convinta a tornare

bambina (non ho fatto uno sforzo enorme) e scrivere la letterina

a Babbo Natale. Che da voi non usa? Mah! qui a tutto spiano.....

almeno, quando ero piccina io, all'asilo le letterine le scrivevamo

tutti adesso invece le letterine se le fanno i calciatori, che,

detto tra noi di Babbo Natale hanno anche poco bisogno....

Comunque adesso sono qui, due mani, dieci dita pronte

per la lettera del XXI secolo, tutta digitale, con i buoni

propositi che si accendono e si spengono e le richieste infiocchettate.

Caro Babbo Natale,

E' un sacco di tempo che non ci si sente, come stai?

spero bene soprattutto mi auguro che la tua schiena si sia ripresa

dalla faticaccia dell'anno scorso. Ti scrivevo questa missiva perchè

non so se te lo ricordi ma siamo già arrivati al Natale.

Mi ero riproposta di scriverti anche durante l'anno ma, hai visto,

si passa come missili da una settimana all'altra fino a che non si arriva

che è già Dicembre. Avevo pensato che a questo punto era meglio non scriverti,

sai mai tu pensassi che lo faccio solo per i regali!!!!!

L'anno scorso, a causa di una serie di esperienze importanti ti avevo

fatto delle richieste impossibili: un pò di igiene per i bambini dello Zambia,

un apino che porti alla scuola i bambini dello Zimbawe

(a Livingston ce n'è solo uno e se si ferma non riparte!!

così i bambini sono costretti a saltarci sopra in corsa!).

L'anno prima, per alcune influenze particolari ti avevo

chiesto una forta diminuzione della pedofilia (il risultato non si è visto ..... anzi).

L'anno ancora prima mi ero raccomandata per i disabili e per un pò di Pace

ma la guerra in Iraq ne è stato il risultato ottunoto. Alla luce di tutto questo

mi sono detta: forse ho esagerato, è inutile che faccia dù palle così a

babbo Natale con tutti sti problemi, tanto o non mi caca o non gliene

pò fregà di meno!!! Pertanto, carissimo Santa Claus (come ti chiama qualcuno)

questa volta penso solo per me:

Dunque: in linea di massima potrei dirti che mi servirebbe un bel aumento

di stipendio con avanzata del grado di assunzione..se tu mi potessi

far arrivare almeno al secondo grado non sarebbe male!

Dici che quindici giorni di ferie ad agosto quando c'erano

anche altri milioni di italiani ...con tutte le conseguenze del caso ....

sono troppi per un avanzamento del genere?

va bene via, mi accontento del terzo.

Vorrei la possibilità di pescare dal conto corrente di quello stronzo

di politico di merda che mi chiama Suor Blunote perchè non glil'ho data ...

e come tutti i politici cerca di rubare e

mettercelo nel * REITERATE VOLTE (come dice la ***) ..

non mi sembra una cosa difficile... si tratta solo di collegare

il mio misero conto corrente con il suo.... ecco...

Anche se credo che se tu riuscissi a farmi questo

potrei successivamente pensarci da me agli altri regali

(così non sbaglio colore, mi cerco l'edizione particolare di

quel determinato libro etcc......) proseguo la mia lista in modo

tale che tu abbia la possibilità di scelta.:

Non mi regalare un BMW (non saprei come mantenerlo!)

Non mi regalare un telefonino (nemmeno se ultramoderno e ultrapiatto)

Un paio di scarpe da ginnastica per andare a fare jogging e un altro paio per passeggio

Almeno due golfini di quelli tipo cardigan ... aperti davanti insomma perchè almeno mi posso mettere gli unici tre che possiedo visto che sono a maniche corte!

Un paio di camice visto che con quelle che mi sono rimaste sembro la figliola del poro schifoso

Una tuta da ginnastica

Almeno un paio di jeans che mi tornino come Dio comanda senza bisogno di comprarli alla 0 12

Almeno un paio di scarpe che non siano anfibi (visto che la mia scarpiera conosce solo quelli !!)

Un paio di sci nuovi

Un paio di palle

Un cervello nuovo per il fidanzato

Un paio di neuroni per fare compagnia all'unico rimasto ....

Un antidoto contro l'allergia al burro di cacao per poter di nuovo affogare le mie disperazioni nella nutell

Un cappello di lana verde acido gigante che volevo comprare l'anno scorso, te lo avevo anche chiesto ma .....

Una borsa che non sia da nonna ma nemmeno un panierino per l'asilo

Un anno sabbatico?

Potrei continuare all'infinito caro Babbo Natale, (ma lo sai che se ti chiamavi Babbo Monte avevi un sacco di soldi in più?) ma siccome non sei Babbo Monte ... .........

Grazie Babbo Natale, sò già che ti impegnerai come mi sono impegnata io ..............

PS passa dalla porta perchè dal buco del camino non ci passi!!!

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mercoledì, dicembre 15, 2004
 

Tutto alla rovescia. SHREK

 

Shrek è un Orco buono,

un Principe Azzurro brutto. Il segreto del suo

 successo è la trasgressione: tutto in lui è

contro le regole. E' una regola per bambini

e adulti essere puliti, non dire parolacce,

 non emettere peti in pubblico: lui è sporcaccione,

turpiloquente, petomane. E' una regola della

 narrativa fiabesca che gli Orchi mangino

 i piccoli e perseguitino i grandi: lui non

 fa del male a nessuno, anzi. Il primo Shrek

è piaciuto; «Shrek 2» di Andrew Adamson,

 Kelly Asbury e Conrad Vernon, seconda

avventura, è carino, divertente, ricco di idee.

Shrek, il gigantesco orco verdolino bitorzoluto

con le orecchie a tromba, e la principessa

Fiona sua moglie vivono una luna di miele

ardente e sentimentale. Un invito turba la loro

 intimità: i sovrani del Reame Lontano Lontano,

 genitori di Fiona, vogliono dare un ballo

 per festeggiarne il matrimonio. Shrek è contrario:

il loro arrivo è un disastro, il re dà subito l'incarico

di uccidere Shrek al criminale più abile,

il Gatto con gli Stivali. Ma il Gatto passa

dalla parte dell'Orco. Morale della favola?

Facile e falsa, nel tempo dell'apparire:

 l'aspetto non conta, l'importante è la felicità.

postato da blunote | 13:28 | commenti (6)
 

UNA VITA DA SOGNO

Per vivere una vita da sogno

c'è una sola possibilità,

un unico modo:

DORMIRE TUTTA LA VITA

postato da blunote | 09:15 | commenti (5)


lunedì, dicembre 13, 2004
 

la libertà è una parola bianca, leggera.

Hanno deciso che se fosse un animale

sarebbe una colomba,

 che se fosse un albero

sarebbe un ulivo e che se fosse un partito

sarebbe un arcobaleno.

 Forse molto più semplicemente la LIBERTA'

non è niente altro che RISPETTO ASSOLUTO!


 


postato da blunote | 16:11 | commenti (14)
 
Le favole dove stanno?
Ce n'è una in ogni cosa:
nel legno, nel tavolino,
nel bicchiere, nella rosa.
La favola sta lì dentro
da tanto tempo, e non parla:
è una bella addormentata
e bisogna svegliarla.
Ma se un principe, o un poeta,
a baciarla non verrà
un bimbo la sua favola
invano aspetterà.

Gianni Rodari












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giovedì, dicembre 09, 2004
 

 

IL PRINCIPE CHE SPOSO' UNA RANA

 

Passata l'immacolata, una giornata di festa che ci

 permette di assaporare il gusto del natale,

che ci da la possibilità, nonostante i nostri lavori

e la nostra vita frenetica di capire

che siamo a Dicembre e che non è solo un mese all'insegna

del consumismo (anche perchè male come stiamo ora

vorrei vedere chi fa davvero del consumismo!!) ma anche dei

bambini, queste splendide creature innocenti ma sveglie

che tanto, forse mai come nel mondo di oggi hanno bisogno

di favole, certezze, spensieratezza e dolci (in ogni senso)

Un albero di natale con una luce per ogni bambino,

una pallina per ogni occhio innocente e una favola attaccata

ad ogni ramo perchè oltre alle guerre e alle stragi, le nostre stelline

sulla terra sappiano che esistano anche generosità, bontà, costanza,

caparbietà, sfacciatagginee tanti tanti amici.

Perchè le nostre speranze non perdano la loro speranza.

 Un regalo per tutti dal più grande narratoreitaliano moderno:

ITALO CALVINO (grazie kabi www.kabi.splinder.com )

 

 

C'era una volta un Re che aveva tre figli in età da prender moglie.

Perché non sorgessero rivalità sulla scelta delle tre spose, disse:

- Tirate con la fionda più lontano che potete: dove cadrà la pietra là prenderete moglie.
I tre figli presero le fionde e tirarono.

Il più grande tirò e la pietra arrivo sul tetto di un Forno ed egli ebbe la fornaia.
Il secondo tirò e la pietra arrivò alla casa di una tessitrice.

Al più piccino la pietra cascò in un fosso.

Appena tirato ognuno correva a portare l'anello alla fidanzata.
Il più grande trovò una giovinotta bella soffice come una focaccia,

il mezzano una pallidina, fina come un filo, e il più piccino,

guarda guarda in quel fosso, non ci trovò che una rana.

Tornarono dal Re a dire delle loro fidanzate.
"Ora - disse il Re - chi ha la sposa migliore erediterà il regno.

Facciamo le prove" e diede a ognuno della canapa perché gliela riportassero di lì a tre giorni

filata dalle fidanzate, per vedere chi filava meglio.
I figli andarono delle fidanzate e si raccomandarono che filassero a puntino;

e il più piccolo tutto mortificato, con quella canapa in mano, se ne andò sul ciglio del fosso

e si mise a chiamare:

- Rana, rana!
- Chi mi chiama?
-L'amor tuo che poco t'ama.
- Se non m'ama , m'amerà
quando bella mi vedrà.


E la rana salto fuori dall'acqua su una foglia.
Il figlio del Re le diede la canapa e disse che sarebbe ripassato a prenderla filata dopo tre giorni.

5 Dopo tre giorni i fratelli maggiori corsero tutti ansiosi dalla fornaia e dalla tessitrice a ritirare la canapa.
La fornaia aveva fatto un bel lavoro, ma la tessitrice - era il suo mestiere - l'aveva filata che pareva seta.

E il più piccino? Andò al fosso:

- Rana, rana!
- Chi mi chiama?
- L'amor tuo che poco t'ama.
- Se non m'ama , m'amerà
quando bella mi vedrà.

Saltò su una foglia e aveva in bocca una noce.
Lui si vergognava un po' di andare dal padre con una noce mentre i fratelli avevano portato la canapa filata;

ma si fecero coraggio e andò.

Il Re che aveva già guardato per dritto e per traverso il lavoro della fornaia e della tessitrice,

aperse la noce del più piccino, e intanto i fratelli sghignazzavano.

Aperta la noce ne venne fuori una tela così fina che pareva tela di ragno, e tira tira,

spiega spiega, non finiva mai , e tutta la sala del trono ne era invasa.
"Ma questa tela non finisce mai!" disse il Re, e appena dette queste parole la tela finì.
Il padre, a quest'idea che una rana diventasse regina, non voleva rassegnarsi.
Erano nati tre cuccioli alla sua cagna da caccia preferita, e li diede ai tre figli:

"Portateli alle vostre fidanzate e tornerete a prenderli tra un mese: chi l'avrà allevato meglio sarà regina".

Dopo un mese si vide che il cane della fornaia era diventato un molosso grande e grosso,

perché il pane non gli era mancato; quella della tessitrice, tenuto più a stecchetto,

era venuto un famelico mastino. Il più piccino arrivò con una cassettina,

il Re aperse la cassettina e ne uscì un barboncino infiocchettato, pettinato,

profumato, che stava ritto sulle zampe di dietro e sapeva fare gli esercizi militari e far di conto.
E il Re disse: "Non c'è dubbio; sarà re mio figlio minore e la rana sarà regina".

Furono stabilite le nozze, tutti e tre i fratelli lo stesso giorno.
I fratelli maggiori andarono a prendere le spose con carrozze infiorate

tirate da quattro cavalli, e le spose salirono tutte cariche di piume e di gioielli.

Il più piccino andò al fosso, e la rana l'aspettava in una carrozza

fatta d'una foglia di fico tirata da quattro lumache.
Presero ad andare: lui andava avanti, e le lumache lo seguivano tirando la foglia con la rana.

Ogni tanto si fermava ad aspettare, e una volta si addormentò.

Quando si svegliò, gli s'era fermata davanti una carrozza d'oro, imbottita di velluto,

con due cavalli bianchi e dentro c'era una ragazza bella come il sole con un abito verde smeraldo.
"Chi siete?" disse il figlio minore.
"Sono la rana", e siccome lui non ci voleva credere, la ragazza aperse uno scrigno

dove c'era la foglia di fico, la pelle della rana e quattro gusci di lumaca.
"Ero una Principessa trasformata in rana, solo se un figlio di Re acconsentiva a sposarmi

senza sapere che ero bella avrei ripreso la forma umana."

Il Re fu tutto contento e ai figli maggiori che si rodevano d'invidia disse che chi non era neanche

capace di scegliere la moglie non meritava la Corona.
Re e regina diventarono il più piccino e la sua sposa.

(Italo Calvino)

(


















































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lunedì, dicembre 06, 2004
 

L'ALBERO SOLE

La luce del sole arriva frastagliata tre i rami del grande ciliegio in giardino,

accanto al muretto,

quello con le rose spinose che ancora continuano a fiorire.

Le foglie gialle e allungate come una enorme coperta rotonda

coprono la ghiaia e proteggono le radici

esaltando la brillantezza delle poche foglioline rosso fuoco e la luce.

Una sedia sotto l’albero,

vuota, in mezzo alle foglie,

chissà come deve essere bella la luce seduti là sotto,

è l’unico albero del giardino con ancora quasi tutte le foglie attaccate,

nonostante la pioggia incessante ed il vento forte.

Un sole,

l’unico sole,

riscalda e colora un giardino dove

lacrime divine da troppo tempo scorrono e gelano.

 

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