| caffè, brioches e brochure |
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martedì, dicembre 20, 2005 PER LEI
che il trillo dell'ottone rimbalzi attraverso i vetri, si infili sotto la porta e scivoli silenziosa nei tubi di ossigeno, nelle flebo attaccate a braccia e gambe, che rompa il buio dove ti trovavi. Che dia suono al silenzio che ti rimbombava nella testa come fosse rumore di spari. Che dia colore all'assenza di luce, soffio di vento che sposti le enormi nubi nere che sotto le feste sembrano più pesanti e incontenibili. Speranza di alternativa, di possibilità. Che possa da flebile suono trasformarsi nella risata dei tuoi figli e tu possa di nuovo vedere una strada. Era buio, forse ti serviva una lanterna per riuscire a vederla e percorrerla. Che le tante luci che ti illumineranno adesso non ti accechino la vista, che i suoni tornino dolci e gli incubi sogni. .... FINO A CHE C'E' LA VITA UNA ALTERNATIVA C'E' SEMPRE, SOLO SE NON C'E' PIU' LA VITA NON SI HANNO POSSIBILITA' postato da
blunote | 11:21
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giovedì, dicembre 15, 2005 E MI GIRAI DI SCATTO
Il volume della radio era talmente alto che era impossibile non rigirarsi nervosamente nel letto così mi girai di scatto e aperti gli occhi il volume non era più così assordante, solo si sentiva come un suono distorto di campanellini di ottone. La radiosveglia proiettava l’ora 00:00 sul soffitto con una strana luce blu. Pensai che tutto ciò fosse impossibile perché eravamo andati a letto che erano le 01.00 passate. Forse era saltata la corrente nel corso della notte e si era guastato l’impianto elettrico. Mi alzai dal letto e mi diressi in cucina stropicciandomi gli occhi. Ettore era in piedi con una tazzina di caffè fumante in mano e l’aria ingrinzita: “Buon giorno! Anche tu problemi con la sveglia?” “Mi vorresti dire che anche tu?” “Si, anche io. Fatti un caffè che ti aggiorno sulla situazione” Ero ancora più addormentata che altro ma la situazione cominciava da una parte ad incuriosirmi e dall’altra a mettermi un po’ di paura; un caffè era necessario.
“Tutti gli orologi segnano le 00.00” continuò Ettore; trattenere le risa nervose era impossibile, finii di sorseggiare il caffè, accesi una sigaretta e mi appoggiai alla credenza.
“…anche quelli della televisione e del videoregistratore, la radio trasmette il solito suono come di campanelli su tutte le frequenze” “no dai non è possibile…” e mi diressi in salotto, impugnai il telecomando, lo puntai verso l’apparecchio e schiacciai il pulsante di accensione: schermo completamente blu con scritta bianca centrale LE TRASMISSIONI RIPRENDERANNO AL PIU’ PRESTO – CI SCUSIAMO PER L’INTERRUZIONE. Guardo Ettore con aria interrogativa e metto sul secondo canale: schermo rosso, scritta bianca centrale LE TRASMISSIONI RIPRENDERANNO AL PIU’ PRESTO – CI SCUSIAMO PER L’INTERRUZIONE e mi girai di scatto.
Ettore osservava tranquillo seduto sul divano fino a che non si decise ad aprire bocca: “il quinto canale è verde, il sesto è viola e il terzo è multicolor, tutti con la scritta bianca centrale” “Sono esterrefatta …. Ma… i cellulari?” domandai incuriosita “Sai che non ci ho pensato?” e si alzò dal divano.
Sembravamo proprio vittime di un incantesimo e già mi immaginavo terribili streghe da sconfiggere o una bella principessa tenuta prigioniera dalla grossa ciccia di un mostro sospirante. Mi vedevo vestita di seta verde e fiori viola con archi di frecce sulle spalle quando Ettore entrò trafelato e mi girai di scatto.
“Prova un po’ con il tuo? Guarda qua!” Nel piccolo schermo c’era una scritta stranamente colorata di arancione: DISPOSITIVO FUORI SERVIZIO, NESSUN SEGNALE PER ASSENZA DI SOGNI “Ettore guarda! È tutto color ciclamino e c’è scritto…” “DISPOSITIVO FUORI SERVIZIO, NESSUN SEGNALE PER ASSENZA DI SOGNI” Mi interruppe Ettore che dal canto suo non si stava divertendo un gran chè, del resto la sua razionalità aveva bisogno di essere almeno in parte soddisfatta. Lo guardai abbozzando un sorriso; guardai il telefonino scuotendo la testa e appoggiandolo sul tavolino provai a dare una spiegazione logica a tutta quella stramberia: “hem hem, cerchiamo di essere seri, è evidente che la tempesta di neve ha creato un campo magnetico che disturba l’impianto ed il corretto funzionamento di ciò che è elettrico non trovi?” “Senti….” Sospirò prima di proseguire “ questa è solo una spiegazione sommaria e basata su ipotesi che mi può star bene per il mal funzionamento della parabola, del segnale internet, ma non di una congiura elettronica di questi livelli!”
Si mise le mani nei capelli, accese una sigaretta e si alzò in piedi. Dopo aver fissato fuori dalla finestra si girò di scatto con gli occhi illuminati:
“L’unica cosa razionale in tutta questa situazione potrebbe essere l’arrivo di una creatura fantastica che ci dice che siamo finiti nel mondo dei campanellini! Senti … abbiamo due sole possibilità: Adesso ci fumiamo la pipa del nonno, ci guardiamo negli occhi poi ci giriamo di scatto e ognuno se ne va dritto in camera sua. Domani mattina quando io mi sveglierò tu ti sarai già alzata da un paio d’ore, troverò qualcosa di tuo nel bagno e un biglietto in cucina con scritto DORMITO BENE?” “E la seconda possibilità qual è?” “Non mi dire che non c’hai pensato! Ci fumiamo la solita pipa del nonno e andiamo a vedere cosa sta succedendo, fuori qualcosa incontreremo, il bianconiglio, capitan uncino, un lupo che parla, la strega delle nevi, una qualsiasi cosa che ci spieghi cosa sta succedendo, non so se c’hai fatto caso ma fuori le poche luci accese sono tutte azzurre”
I miei occhi si illuminarono ed in men che non si dica indossammo i giacchetti e prendemmo alcune cose che pensammo ci sarebbero potute servire e scendemmo in strada.
Appena passato il cancelletto del giardino, si udì un tonfo sordo proprio dietro di noi e mi girai di scatto: “Ma è incredibile!” la nostra casa era sparita, al suo posto l’ingresso di un folto e buio bosco di neve, non una luce, non un rumore, tutto sembrava congelato. Si sentiva in lontananza quel suono di campanellini dlin dlin, dlin dlin, dlin dlin, plin dlin, dlin plin insieme alla neve e alla luna erano l’unica cosa che potevamo percepire.
La strada era deserta e completamente ricoperta di neve. Cammina cammina arrivarono all’ingresso di un vecchio e piccolo paesino del quale non conoscevano nemmeno l’esistenza. Si trovava arrocchettato a metà della montagna, non era distante e si vedevano i camini fumare e qualche flebile luce dalle finestre.
Il suono dei campanellini era sempre più forte, fino a che, entrati in un vicolo stretto e buio improvvisamente sparì. Ci girammo di scatto ed in fondo alla strada notammo una luce rossastra venire da una porta a vetri. Di soppiatto ci sporgemmo un po’ per vedere chi ci fosse e vedemmo una grande stanza piena di strani oggetti colorati attaccati un po’ dappertutto. Un grande bancone di legno sul fondo con sopra due libri enormi che sembrano essere due registri, barattoli pieni di matite e colori. Proprio dietro al bancone c’era un enorme armadio che occupava tutta la parete. Non aveva due o quattro ante come gli armadi normali bensì un numero imprecisato e infinito di cassetti di tutte le grandezze e di tutti i colori. Su ognuno di loro stava attaccato un cartellino bianco con scritto un nome e una scala alta fino al soffitto tutta di cristallo. La luce era flebile ma le fiamme del camino situato nell’angolo coloravano la stanza di un danzante arancione e lasciavano intravedere oggetti mai visti, sembrava il magazzino di un teatro con abiti di scena, maschere, divani, modellini di case, cappelli, guanti e altalene viola. Dalla parte opposta al camino c’era una porticina dalla quale si intravedevano altre due stanze. Non si capiva altro se non che erano una blu e l’altra di mille colori. Davanti al caminetto c’era un divano e una poltrona. Qualcosa si appoggia alla mia spalla destra spaventandomi a morte e mi girai di scatto.
Cacciai un urlo che Ettore cercò di soffocare mettendomi le mani davanti alla bocca. “Non spaventatevi, sono Virginia, venite dentro, continuerà a nevicare per tre giorni, avrete bisogno di asciugarvi se non volete prendervi un malanno” Ci guardammo negli occhi interrogandoci “Su, su, non abbiate paura, nevica come Dio la manda, non sapete dove siete, non sapete dove andare, siete bagnati fradici, non sapete che ore sono ma è sicuramente tardi, sicuri di voler rifiutare ospitalità?” “Assolutamente no, grazie signora” “Mi chiamo Virginia e voi dovete essere Ettore e Berenice vero?” “Come fa lei a saperlo?” Non si girò nemmeno, si tolse la mantella grigia bordata di rosso, posòguanti e cappello davanti al caminetto e si diresse in una delle altre stanze “Toglietevi i cappotti!” Facemmo come ci disse e quando tornò ci porse due tazze bollenti con del caffè latte e due pacchettini.
“Qui dentro troverete degli abiti asciutti, dovrebbero essere delle vostre taglie” Io trovai un paio di pantaloni cachi che mi andavano perfetti, una canottiera di cotone, una camicetta bianca con collo alla coreana e un maglione di lana grigio a maglie larghissime. Mi andavano a pennello e lo stesso era per Ettore con i suoi pantaloni termici blu scuri, la maglietta di cotone color petrolio e il pail blu. “Non ce la faranno mai! Sono due rimbambiti” “Zittati Cassandra!” disse Virginia accigliata rivolta all’orologio a cucù appeso alla parete di lato al camino. L’orologio era in stile svizzero e sembrava proprio una piccola casina, dalla finestrina centrale si aprirono due sportelli e uscì un impertinente pettirosso che gracchiò di nuovo “Non ce la faranno mai, sono due rimbambiti” “Falla finita Cassandra, sono gli unici che sono arrivati, questo vuole almeno dire che gli altri sono ancora peggio. Tornatene dentro, non disturbarci per favore, continua a tenere sotto controllo il meteo. Non fateci caso, Cassandra non è cattiva, ha solo il terrore di finire in pentola.”
“Di cosa stava parlando? Cosa è che non dovremo saper fare?” “Per il momento non preoccupatevi e bevetevi la tazza di latte che vi riscalderà dentro” Il pettirosso era di nuovo fuori dal cucù “Il vento di burunda sta aumentando sempre più, il piccolo re dei campanelli sta soffocando, gli rimangono pochi giorni, il distributore automatico sta andando sempre più veloce” Il viso di virginia si corrugava sempre più “Adesso basta!” ma il pettirosso era gonfio di spavento e continuò “Più gli uomini desiderano gli oggetti del distributore automatico più Burumba ingrossa e diventa potente, adesso è gigantesco, al piccolo re dei campanelli non rimane quasi più aria da respirare ed il suo enorme sedere scurreggione lo sta soffocando” Noi eravamo sempre più stupiti, Virginia ci versò altro latte e ci disse: “State tranquilli ragazzi, non lasciatevi spaventare, io vendo sogni, ma sono anni oramai che non si vede più nessuno, l’ultimo cassetto è stato aperto 4 anni fa, così io non mi ricordo più cosa c’è dentro e talvolta faccio pasticci e ci metto molto tempo a trovare la chiave giusta così non riesco a far suonare i campanellini e il piccolo re non sta finendo tutte le energie. “ohhhhh” esclamò Ettore.. dobbiamo aumentare il giro” “Esattamente” disse Virginia
“Di solito siete voi uomini che ci venite a cercare ma la situazione è così grave che abbiamo dovuto scomodare tutti i campanelli del mondo per vedere se qualcuno li sentiva, così siete arrivati qui, adesso state tranquilli, non vi preoccupate”
“Dovrete solo riuscire a distribuire un po’ di campanellini” Virginia ci mostrò le nostre camere al piano di sopra: “Fate un buon sonno, avrete bisogno di molte energie, ci vediamo domani per la colazione” Ci mettemmo a letto, improvvisamente un grande rumore, mi girai di scatto, la radiosveglia segnava le 07.30 era l’ora di andare a lavoro. In fondo al letto un grande baule aperto, dentro un grande baule pieno di campanellini … e mi girai di scatto…
Questa storia è stata pubblicata sul sito: www.cucurello.splinder.com per un concorso.
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blunote | 10:37
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mercoledì, dicembre 14, 2005 SE ME NE ANDASSI
ME NE ANDREI QUI ... postato da
blunote | 14:25
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lunedì, dicembre 12, 2005 IL CASO MI FA CASO
foto tratta dal sito http://www.centoiso.com/public/img/47.jpg Questa mattina il postino ha scaricato 5 scatole di Rosso di Montalcino. Un regalo di un cliente, come ne arrivano tanti sotto le feste. MIa moglie si mette a controllare la bolla di consegna (precisina com'è...) e si accorge che in realtà, rispetto al documento, manca una scatola ed in oltre una delle scatole scaricate contiene un biglietto. Lo prendo per leggerlo e sull'esterno vedo scritto un nome che non mi risulta estraneo. "Marco, chi ti ha mandato queste bottiglie di vino che lo metto nella lista dei ringraziamenti?" "Zitta zitta... ti dice niente il nome XXXX YYYYY?" Mia moglie si illumina, mi guarda con aria stupita e togliendomi il biglietto di mano per guardarlo mi fa: "Dai, ma non ti ricordi?" "si, non è un nome sconosciuto, altrimenti non ti chiedevo...." - "Dai, tutti quei fratelli che giocavano con noi quando gironzolavamo per P.zza S.Ambrogio, che stavano proprio sopra casa tua!" "Giusto!!! ma pensa te, a noi manca una scatola ma questa è per il più giovane di loro, che bello, ti rendi conto che sono trent'anni che non vedo nessuno di loro? ne approfitterò per chiamarlo,così sarà una sorpresa, ... oddio Marina ... sono emozionato ti rendi conto?" Marina era già andata a prendere l'elenco telefonico per procedere con la Carrambata; alzo la cornetta, digito il numero e trepidante aspetto fino a che: tu tut tut tutu tutututu - "occupato" "Stai tranquillo, adesso andiamo a fare la spesa e quando torniamo ci riproviamo" mi consigliò Marina. Seguii il suo consiglio, eravamo entrati in un noto supermercato del quale mi rifiuto di fornire il nome che il mio carrello fu urtato da un uomo molto alto, sposta il suo carrello, si gira verso di me: "Scusi, sa, con tutta questa gente!!!" Sono rimasto veramente esterefatto, avevo gli occhi che mi uscivano dalle orbite e un'aria sicuramente idiota, tanto che l'uomo mi guardò stupito domandando se stavo bene. "ma... ma.. lei è Giuseppe?"..."no, sono il fratello perchè lo conosce?" "Adriano!!!! sono Marco ti ricordi? in p.zza S.Ambrogio..?" "Ma si, certo che mi ricordo!!!!!!! ma dai!!" "Proprio questa mattina mi hanno consegnato del vino , devono aver fatto confusione nella consegna, ho anche una cassetta per tuo fratello" Baci abbracci e mille ricordi... sarà come sarà, saremo troppi? sarà un caso? sarà un caso ma a me il caso mi fa caso.
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blunote | 13:33
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mercoledì, dicembre 07, 2005 IL DIETRO LE QUINTE DELLA LUNA
Eduardo Palumbo -Vieni, la luna e le nuvole ci guardano. 2000 - Tecnica mista su tela (acrilico vinilico) cm 100x150.
da www.santamariadegliangeliroma.it Quando sulla terra piove a dirotto e il cielo è coperto di nuvole, la luna ha tirato il suo sipario, le quinte sono le sue coperte cosìche finalmente anche la parte di lei che è costretta a mostrare illuminata sempre può spengersi e lasciarsi andare. Chissà cosa ha fatto in queste settimane di pioggia e neve? L'amore con i sogni .... forse...
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blunote | 14:06
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martedì, dicembre 06, 2005 LA FELICITA' secondo Epicuro
http://www.carmenmartinezjover.com
Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sonocome crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.
(124) Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false.
Poi abìtuati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l’inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell’immortalità.
Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia.
(135) Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. postato da
blunote | 15:28
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lunedì, dicembre 05, 2005 PANE E BRIOCHE
SE IL PANE FA DIVENTARE SORDI ..... COSA CI SUCCEDERA' CON TUTTE QUESTE BRIOCHES? postato da
blunote | 11:58
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sabato, dicembre 03, 2005 “vitamortemiracoli”, prima tappa del progetto itinerante Around curato da Gaia Pasi
Partendo dalla città di Siena, Around è un importante appuntamento che propone e promuove, in una serie di luoghi particolari e sempre diversi, i risultati scaturiti dalle ricerche effettuate negli studi d’artista presenti sul territorio.
Per l’episodio senese Around ha stabilito tra i lavori di CARONE, POSANI, LILLO e DI VAIA, una connessione tematica e concettuale, che va oltre alle differenze tecniche, le modalità operative adottate e ai risultati raggiunti. Nel lavoro degli artisti presentati è emerso un interesse comune a catturare e restituire il turbinio degli attimi apparentemente banali che tracciano uno dopo l’altro il
destino degli uomini. Il presente è segnato dall’esperienza del passato, ed è irrefrenabilmente avviato verso il futuro che include di per sé una fine. Metafore di vita, assunti di morte, rotte alternative e immersioni all’interno della certezza storica, si intrecciano su una scena attuale, precaria ed evanescente, dove la creatività si muove veloce, in cerca di soluzioni. Sottraendosi al provincialismo e alle immagini subliminali dell’accelerazione visiva globale, i lavori selezionati - sequenze di emozioni, di opachi frammenti e di incubi odierni- mettono a fuoco (o fiamme?) la situazione contemporanea.
Christian Posani (1970): vive e lavora a Siena; in vitamortemiracoli, presenta Senza Titolo, tre grandi tele nelle quali confluiscono parti di un repertorio fotografico erotico del 1800, secolo nel quale vedono la luce la fotografia e la pornografia. Il XIX secolo, come tutte le epoche passate, diventa il contenitore delle immagini, del gusto e delle forme che determinano lo spirito del tempo; da questo involucro Posani estrae alcuni aspetti, analizzandoli. L’erotismo, per esempio, come la moda, cambia con ildei tempi fino a diventare nei giorni nostri una forma di comunicazione. L’artista interviene sulle immagini con ampie campiture di colore scuro che come un filtro si frappongono allo sguardo, praticando una sorta di censura. Ogni stratificazione applicata alla tela, come avviene per esempio in Crematorio di luce (1999), in Verba pro Rebus (2003) e nei recenti Lightbox (2005), determina l’appannamento figurativo o la trasfigurazione sostanziale, come nel ciclo Magdalenepresentato nel 2003 a San Benedetto del Tronto, alla Biennale delle Arti Nuove. Giovanni Lillo (1958): pittore di origine laziale, residente da molti anni a Siena e qui attivo in una particolare ricerca concentrata sull’utilizzo pittorico e materico ma anche tematico-ideale della cenere. Questa materia, come accade nei pannelli fotografici e nel video Aerare (2000/2003) presentati con Zerynthia a Rapolano nel 2000, assume valenze semantiche e fattuali diverse, contrapponendo elementi opposti tra loro. I contrari, quali l’impalpabile polvere grigia e la luce riflessa dello specchio, coesistono nel tutto in maniera complementare e indissolubile, e viconfluiscono regolarmente in modalità continuata e ciclica. Nella mostra, Lillo presenta il ciclo amoroma (2004/2005) al fondo di feltro policromatico, l’artista imprime frammentate figurazioni di cenere, icona, del lento sgretolarsi dei simboli del potere. Realtà, illusione e verità, si amalgamano in un gioco di richiami sottili e interpretazioni differenti.
Around 1: Siena A cura di Gaia Pasi postato da
blunote | 11:58
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