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lunedì, giugno 21, 2004 LANTERNA ROSSA da La Stampa
Ricevo la pubblicazione degli Atti di un convegno sulla lingua italiana che si tenne a Ravenna un anno fa sotto il segno dell’Accademia degli Incamminati, con una quantità di adesioni e di partecipazioni veramente illustri, presenze dello Stato, eccetera. Posso notare questo: il Manifesto agli Italiani in difesa della lingua stilato dagli accademici non può essere che «accademico». Contiene verità inoppugnabili, non raccomanda che cose giustissime: gli manca qualcosa di essenziale, la drammatica consapevolezza che l’italiano è oggi una ragazza stuprata da un branco in una stazione metropolitana. Il Manifesto degli Incamminati è civilissimo: ma coi bruti non si tratta con un fiore in mano. E’ di rivolta che abbiamo bisogno. Prendi il ministero del «Welfare» e torcigli il collo se non torna a chiamarsi, come richiede la dignità nazionale, del «Lavoro»; prendi la «devolution» e scaraventala giù dal Ponte della Becca; friggi le «news» delle stornellatrici mediatiche nell’olio bollente fino a carbonizzarle; se vuoi che sia rispettata l’istituzione parlamentare al prossimo passaggio dell’incineritore facci sparire dentro il «question time». Una circolare dove siano impiegati più di due anglismi deve essere rinviata al mittente con l’invito a ripensarla emendata dai termini non italiani. Le insegne, i titoli, i graffiti sui muri, non c’è più uno spazio senza occupazione di questi alieni onnipotenti, non c’è più una conversazione, una professione, un libro, che non siano infettati da questa pestifera anglomania! Alla stazione Termini il presidio dei bravi volontari che si occupano dei disperati in arrivo e delle pornivendole perseguitate si chiama «Help Center»: ma perché? Forse che Centro di Aiuto, Centro di Soccorso non lo capisce il rumeno, la polacca, il pachistano? Fra tanto sudiciume che imbratta i muri si potesse trovare una vernice rossa che berci forte contro un’insegna («Hair dresser, Shopping Center, Gloves») e ingiunga al proprietario di cambiarla! Sono guerre di Termopili, il Medo passerà , ma crepiamo da uomini almeno, non da insetti o da topi. Facciamo i Quattrocchi della lingua, morire rivoltandosi, morire disprezzando chi ti assassina. Perché questa è una lingua da Devas che è assassinata lentamente, ogni giorno, da sequestratori infami. postato da
blunote | 10:20
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