caffè, brioches e brochure


martedì, luglio 26, 2005
 

GIANNA NANNINI PRESENTA JOLANDA

 

 

Qualcuno magari non ce l’ha proprio la voglia di prendere andare in libreria e comprarsi un libro altri l’avrebbero anche ma si fermano per mille impedimenti; si perché ci sono mille ostacoli da superare tra cui anche far passare un passeggino dall’entrata della Feltrinelli. Se sei fortunato hai uno di quelli a tre ruote, in quel caso riesci almeno ad accaparti e a sbirciare intorno alla cassa. Comunque …, pur non andando in libreria, magari la mattina perde cinque minuti e apre questo blog. Ho letto un libro e mi è piaciuto parecchio, di quelli che li bevi a canna, scorrono le parole e il cuore le sente prima degli occhi e non riesci a chiudere occhio fino a che non arrivi in fondo. Con IO di Gianna Nannini mi è successo e non capita spesso anche a me che leggo anche troppo. Forse perché me la sento “vicina” e ci stà che mi abbia esaltato per questo, però in effetti ho trovato straordinario di come una persona che non conosco possa sentire certe cose esattamente come le sento io e non per chissà quale motivo, solo perché è dell’Oca. Ho pensato di proporvelo per come l’ho sentito io, facendo una selezione dei capitoli ed estrapolando frasi dal testo. Potrebbe essere anche una specie di esperimento letterario. NO? E CHISSENEFREGA.

 

 

 

IL PRIMO CAPITOLO DELL’ESPERIMENTO LO DEDICO ALLE MIE AMICHE DELL’OCA

E per invogliarle a leggere, inizio dal secondo capitolo del libro

(Jolanda Burro di Caritè)

 

 

 

GIANNA CI PRESENTA JOLANDA:

 

 

 

 

 Tamburi , in un rullare lento e disordinato, mi chiamano in strada, entra la festa dalle finestre. Jolanda, la mia levatrice, quella che per prima mi ha fatto uscire di voce, mi ha portato la bandiera della mia contrada: “Questa è per te. Per sempre con te”…

… Jolanda:quell’ovale del viso di Pasqua e la sua crocchia, i capelli impuntati su a mò di ciambella. Non ce la fa ad assistere alla corsa, le verrebbe un infarto a stare in piazza quando l’Oca corre il Palio, tanto lo sente. Sì, sta proprio male e allora si nasconde nei vicoli con le mani sugli zigomi in attesa del risultato.

Quale avrebbe potuto essere la prima canzone che Jolanda insegna a Gianna se non “Sé sempre comandato”? Per forza, inevitabile. Per non parlare di come mise subito in chiaro quale fosse la nemica: … è rosso amaranto, è un elefante, è la Torre. Jolanda dice: “Noialtre dell’Oca siam le piu sfegatate, le pià matte, le piu donne. Se bevi quell’acqua piccina, chissà dove vai a finire” E’ l’acqua di Fontebranda, che mi incanta ogni volta che ci passo.”

 

 

 

 

Ditemi voi se non vi riconoscete in questa frase:

“Smettila di fa la becera!” mi dicono i miei. Io sono una becera dell’Oca.

 

 

E’ vero, io diho “So na becera di Fontebranda!” però è lo stesso. Noi e si dice uguale…

 

 

Ci racconta che Jolanda la cresce, di come sia donna pratica e svelta, ci regala la filastrocca che le cantava per addormentarla e usa una espressione meravigliosa per descrivere l’azione di Jolanda: … lei mi spalma piano piano il sogno, mi imburra prima di dormire e mi guarisce ..

 

 

 

 

Traspare anche ( non ho inserito gli estratti ma questo argomento lo vorrei trattare a parte) come sia impossibile rimanere estranei alla storia e alla partecipazione di S. Caterina nell’educazione delle donne dell’Oca e di come questa presenza rimanga comunque anche molto tempo dopo, anche dopo molte vicessitudini. Ma di questo vi parlerò nel prossimo capitolo ;-)

postato da blunote | 10:14 | commenti (25)