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martedì, ottobre 18, 2005
16 ottobre 2005 ALLA RICERCA DEI RAGGI DI SOLE IL PESCATORE
Alcuni amici sono allo stadio, altri da quando è iniziata la caccia sono dietro a nobili cinghiali e fagiani, io la domenica d’Ottobre me ne vado a pescare. Si a pescare, e non al fiume ma al mare, alla faccia di chi dice che sono un asociale e un misantropo. Dopo aver fatto pranzo controllo la cassetta con ami e esche, sistemo la canna e monto in macchina con un libro nella tasca della giacca. Lascio che il vento entri dal finestrino e mi godo lo spettacolo del bosco. I mille colori dell’autunno sono sorprendenti e mi domando come facciano alcune persone a pensare che siano tristi. Una folata di vento ogni tanto e come coriandoli le foglie cadono a terra. Un vero tripudio di colori caldi e rilassanti. Tra qualche giorno ci sarà un tappeto arancione, giallo, rosso e marrone. Dovrò stare attento perché è pericoloso quando poi arrivano le prime piogge; si forma in terra quella patina gelatinosa particolarmente sdrucciolevole che porta la macchina dove li pare. Si, ma non adesso, tra qualche settimana magari. Queste colline sono meravigliose, questa strada sembra incantata anche se circondata da alte colline e boschi. Non c’è un panorama sconfinato ma un insieme di romantiche cartoline e scorci. Il sole è alto e caldo, è proprio una bella giornata, sembra primavera e come previsto, il parcheggio è pieno di camper così lascio la macchina lungo la strada, prendo la borsa, la canna e la tendina e attraverso la pineta. Un mese e mezzo fa questo posto era pieno di bambini che correvano, che dormivano, che giocavano a palla, strillavano, si azzuffavano e ridevano. Intere famigliole in pic nic e biciclette in tutte le direzioni lo riempivano di suoni e colori, in sottofondo il regolare e insistente canto delle cicale. Adesso, la quiete con il brusio dei pini e il profumo dei rododendri. Mi sto avvicinando al mare, ne sento l’odore, la luce si fa piu’ chiara e acceccante, la pineta sta per lasciare spazio alla sabbia ed eccolo lì, enorme, sconfinato,blu, sempre in movimento, lui, sua maestà il mare. Oggi sembra silenzioso, delicato, quasi impercettibile. Che meraviglia! Sarà una buona pesca. Valutato il numero dei camper mi aspettavo di peggio, non c’è molto affollamento, intorno a me un giovane padre regala il suo tempo ad un bimbo, hanno trovato un granchio che gironzola per la spiaggia e il bimbo vuole fotografarlo. Il giovane è paziente, accovaccia e mostra i pulsanti della macchina al bambino. Indossa degli occhiali da sole, come se volesse nascondere qualcosa nello sguardo, chissà cosa c’è lo turba in una giornata come questa? Gli mancherà la mamma di quel bimbo così vivace o forse è solo una giornata pesante, di quelle che non vuoi far pesare a tuo figlio i giramenti di scatole di te genitore e per nascondere a lui quello che non puoi nascondere a te stesso devi metterti un paio di occhiali scuri. Ogni tanto anche io ho bisogno di indossare qualcosa anche solo un accessorio per nascondere. Credo proprio che la metterò qui la canna, piu’ in la ci sono gruppi troppo rumosi, sembra un posto buono per pescare. IL FOTOGRAFO
Sono quattro anni che una domenica si e una domenica no la mattina mi sveglio presto, prendo il mio caffè senza zucchero, mi faccio una doccia per riattivare ogni centimetro della mia pelle e metto su un disco della Bandabardò. Uno a caso, per darmi la carica. C’è mio figlio che mi aspetta, devo essere in forma, deve avere il meglio di me. Passo troppo poco tempo con lui e per quessto devo essere piu’ bravo degli altri padri. Quelli che con i loro figli ci posso stare tutti i giorni, che gli possono leggere le fiabe quando stanno per addormentarsi. Quelli che quando tornano a casa e c’è qualcosa che non va lo capiscono e riescono magari con un sotterfugio a stargli vicino e a comunicarli i mezzi per appropriarsi deglistrumenti giusti. Io me lo gioco tutto in una giornata e una mattina misera mattina che l’accompagno a scuola, il lunedi. Sono distrutto. Non ce la faccio piu’, lavoro dieci ore al giorno per mantenere lui e la sua giovane mammina, ho rinunciato a tutte le mie passioni perché a mio figlio non mancasse niente. Mentre venivamo alla spiaggia mi dava fastidio anche il paesaggio. In autunno tutto sembra essere malinconico e triste; anche le foglie in fin di vita penzolano dagli alberi come fossero tanti impiccati. Tra poco esaleranno il loro ultimo respiro e definitivamente torneranno alla terra. Questo sono io, una foglia che aspetta di spirare. La pineta è una desolazione infinita, deserta, l’unica nota di colore sono i teli di un marocchino appoggiati a un albero e lui infagottato in un telo giallo.Un incredibile senso di solitudine, lo stesso che mi è preso alla vista di un pescatore, solo con la sua tendina, aveva fissato la sua canna da pesca, buttato gli ami dopo averli scelti accuratamente e poi si era messo a leggere. Gioco a palla con Daniele e nel frattempo cerco di immortalargli il sorriso, i piedi, le parate e le scoperte tra la sabbia. Daniele vuole imparare ad usare la macchina fotografica, io sono contento, è una passione, qualcosa che lo lega a me. Non vorrei mai che la usasse per avere l’illusione di fermare le cose. Lo so bene io cosa vuol dire guardare le fotografie e non percepire la realtà delle cose. Con la mamma di Daniele era stata tutta una illusione racchiusa in una fotografia.
LA RAGAZZA CON IL LIBRO
Mi succede sempre così quando vado alla spiaggia in autunno o in primavera, quando non c’è molta gente ma qualcuno c’è, quando il mare non è così ingombrante ma è li e lo sai. Esco di casa con l’intenzione di leggermi buona parte del libro appena comprato e mi ritrovo a pensare. Oggi poi era una giornata veramente molto particolare è il 16 di Ottobre e al mare siamo tutti gnudi e qualcuno fa anche il bagno. Un vero spettacolo. Mi scelgo il posto migliore difronte al palco azzurro e mi sistemo alla ricerca dei raggi del sole. Mi levo le scarpe, mi tiro su i pantaloni e rimango con il reggiseno. Mi accendo una sigaretta ed inizio a guardarmi intorno. Appena ho finito la sigaretta poi inizio a leggere, ora mi godo lo spettacolo in prima fila. Vicino a me c’è un bel ragazzo che gioca a palla con un bambino, è troppo giovane per essere il suo babbo, no, avrà si e no trent’anni e il bambino ne avrà almeno otto. Hummm discreto!!! Un paio di jeans, una felpa arancione legata in vita e addominali e pettorali scoperti. Una vera delizia per lo sguardo. Non lo posso fissare così però…poi mi brucio in partenza, faccio subito la figura della allupata. Devo darmi un contegno ed opto per girarmi dall’altra parte continuando a fantasticare su come potrei abbordare il bel tipo. Non molto lontano da me, un altro solitario, venuto per pescare ( vista la canna da pesca davanti a lui). Per il momento non ha ancora tolto lo sguardo dal suo libro e nel secchiello nessun pesce. Guardiamo un po’ che legge: dunque, edizione economica, si riconosce, il titolo non riesco a vederlo, De Carlo, Due di Due…interessante, ho letto qualcosa di De Carlo ma non mi è piaciuto. A dire la verità non sono nemmeno riuscita a finirlo quel libro. Eppure lui è così interessato, chissà cosa è che lo sta colpendo e quale personaggio gli ricorda se stesso. Quali sono quelle parole che gli fanno dimenticare i pesci? Forse è perché il mare è così silenzioso oggi, quasi impercettibile, come un personaggio sul fondo della scena, impercettibile ma una presenza costante.
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blunote | 11:04
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